Genova e la Liguria: a spasso tra colori, sapori, vento e mare

Di rientro dalla mia vacanzina in terre liguri, muoio dalla voglia di scrivere e di raccontarvi quello che ho visto, scoperto, assaggiato, amato. Erano anni che rimandavamo un viaggio come questo e che la Liguria veniva sempre scalzata via da mete come l’Umbria, la Toscana, il Piemonte, le Marche.. Ma era ormai giunto il suo momento e forse abbiamo scelto il momento migliore. Sì perché il mare in aprile ha un fascino tutto suo, irripetibile durante gli altri mesi dell’anno, e i colori di questa stagione sono quanto di più appagante e rilassante si possa cercare. Detto questo, vi racconto come abbiamo organizzato il nostro breve ma intenso itinerario ligure, nella speranza che possiate trovare ispirazione per il prossimo ponte! 😉

Siamo partiti venerdì mattina, direzione Monterosso, il paese più a nord del Parco delle Cinque Terre. Sia io che Dade avevamo una voglia matta di camminare, di riempirci gli occhi di sole, di mare, di vento, e così è stato! Tra il pomeriggio di venerdì e le prime ore del mattino di sabato abbiamo percorso i sentieri che collegano questi meravigliosi paesini, con le case arroccate su scogli a picco sul mare, e con i colori pastello più belli che avessi mai visto.

Verso le 11 di sabato abbiamo salutato questo parco incantevole e ci siamo spostati verso Santa Margherita, a pochi chilometri da Portofino, dove è caldamente sconsigliato recarsi con l’auto viste le stradine strette e tortuose, e il traffico di turisti molto inclini a guardare il mare e poco la strada. La cosa positiva è che dal centro di Santa Margherita partono numerosi autobus e navette che conducono al paesino di cui sopra, facendovi risparmiare il tempo e la rottura di cercare un parcheggio (che probabilmente non trovereste). Su consiglio di un carissimo amico, abbiamo seguito un sentiero che, partendo dal centro di Portofino, in circa un’ora e mezza di cammino, conduce all’Abbazia di San Fruttuoso, costruita proprio in riva al mare, dove abbiamo potuto riposarci qualche minuto seduti sui ciottoli grigio scuro di questa piccola spiaggia, lasciandoci cullare dal suono delle onde e dalla pace di questo luogo carico di storia.

Rientrati a Santa Margherita, abbiamo recuperato l’auto e ci siamo diretti verso l’ultima meta del nostro viaggio, quella su cui riponevo le maggiori aspettative culinarie e che mi incuriosiva parecchio: Genova! E su questa città, che per certi versi mi ha ricordato Lisbona, ho così tante cose da dire che spero di non dimenticarne nessuna. Sono partita ben attrezzata di informazioni, indirizzi, consigli, un po’ sbirciati in rete (grazie a questo post di Romeo&Julienne) e un po’ raccolti personalmente dall’autrice stessa dell’articolo. Devo fare una premessa: con buona probabilità (e con mia parziale approvazione) i genovesi amano la domenica e non disdegnano nemmeno i ponti delle festività, perché la stragrande maggioranza dei miei indirizzi era chiusa sia la domenica che il lunedì! Questo da un lato mi è dispiaciuto perché non capita spesso di visitare una città con in mano una guida foodie (e non solo) studiata ad hoc, ma dall’altro mi ha regalato grandi soddisfazioni per le felicissime scoperte fatte un po’ per caso. 

Prima tappa della domenica mattina, il Caffè degli Specchi, in via Pollaiuoli 43 r (dove “r” sta per “rosso”, colore con cui vengono numerate le attività commerciali genovesi), a pochi passi da Piazza Matteotti, dove ho gustato forse il miglior caffè macchiato di sempre (con un chilo e mezzo di schiuma di latte) e una brioche di sfoglia e mandorle che era la fine del mondo! Diciamo che già così la mia domenica genovese era partita col piede giusto.

caffè degli specchi

Da qui siamo partiti alla scoperta della città, passeggiando per vie e viuzze del centro, con il naso sempre all’insù per ammirare monumentali palazzi rinascimentali ricchi di stucchi e dettagli, fino al Porto Storico e al lungo mare, e poi ancora in centro, su per stradine fatiscenti, cariche di odori e colori, fino al punto panoramico di Spianata Castelletto, dove ho scoperto che Genova è una città dai tetti color sabbia.

Qui sotto vi riassumo un po’ delle vie che per vari motivi vale la pena di scoprire e in cui trovare ottimi posticini per gustare le specialità locali e non solo.

Via XX settembre: la via dello shopping, con meravigliosi portici da ambo i lati della strada. I marciapiedi sono piastrellati in modo da riprendere le decorazioni floreali o geometriche delle arcate soprastanti, e i palazzi sono così monumentali, così ricchi e così celebrativi che vi dimenticherete delle vetrine e percorrerete questa lunga via con gli occhi rivolti verso l’alto e la macchina fotografica sempre in mano! Da qui, inoltre, partono delle vie perpendicolari dove poter comprare un’ottima focaccia o dove bere un caffè con pasticcino al seguito.

In via Cesarea 78, trovate Zena Zuena (ne esiste uno anche in Via XX settembre), una focacceria-birreria dove ho acquistato un pacco di farina Antiqua, che userò nella prossima focaccia homemade! Nella stessa via, al numero 21 r, c’è il negozio Rossi, dove mi era stato suggerito di acquistare il vero pesto alla genovese. Peccato che il nostro Signor Rossi fosse chiuso anche lunedì 24, quindi niente pesto Rossi per noi! 🙁

Simmetrica a via Cesarea, trovate via Galata e al numero 67 verrete attirati dalla grande vetrina della pasticceria Panarello, dove io e Dade ci siamo concessi la colazione del lunedì mattina, con un cappuccino che più schiumoso non si può (vi ringrazio genovesi, perché in fatto di schiumetta ne sapete a pacchi!) e due panarelline, di fatto la monoporzione dalla torta Panarello, un dolce dall’impasto soffice, profumato, arricchito con mandorle. Qui abbiamo comprato anche un sacchettino di canestrelli freschi, burrosi e friabili, davvero squisiti, con il buonissimo proposito di conservarli fino alla colazione del giorno dopo. Inutile dire che sono finiti la sera stessa, mentre ci rilassavamo sul divano della nostra casetta! 😛

Sempre lungo via Galata, per la precisione in Piazza Colombo, abbiamo fatto scorta di focaccia presso La Forneria e ho capito che la focaccia che preferisco in assoluto è quella semplice, senza l’aggiunta di altri ingredienti, e quella che abbiamo comprato qui, pur essendo molto ricca, non era grondante d’olio, cosa che ci ha resi parecchio felici!

Ma la cosa che più ho amato di via XX settembre è il Mercato Orientale. Ho vissuto a Modena per due anni e frequentavo spesso e volentieri il mercato Albinelli, dove si dice vada a fare rifornimento Massimo Bottura (io però non l’ho mai incontrato.. 😉 ), quindi sono abituata ai mercati belli, ordinati e profumati. Ma i banchi del mercato Orientale di Genova sembrano opere d’arte! Niente è lasciato al caso, frutta e ortaggi sono disposti con un ordine e una cura quasi maniacali, tutti perfettamente impilati e disposti nelle cassette, con degli accostamenti di colore da far venire voglia di immortalarli! E così ho fatto, tra i sorrisi di un pescivendolo fotogenico e le occhiate divertite dei commercianti. Qui è dove abbiamo comprato un paio di piantine di basilico di Prà che spero mi regaleranno grandi soddisfazioni nei prossimi mesi!

Come vi dicevo prima, quasi tutti i miei indirizzi ricercati erano chiusi sia la domenica che il lunedì, quindi ci siamo dovuti arrangiare e per pranzo del primo giorno siamo finiti in Piazza delle Erbe, da Ö Pestö, un locale di cucina prevalentemente take away che offre buonissimi piatti della tradizione genovese, dove abbiamo assaggiato delle ottime torte salate, delle verdure ripiene e gratinate saporitissime e una farinata indimenticabile!

Bellissime per passeggiare sono le vie di Porta Soprana e San Lorenzo, simmetriche rispetto a Piazza Matteotti che assieme a Piazza De Ferrari costituisce il cuore del centro storico genovese. Circa all’inizio di via San Lorenzo, trovate l’omonima piazza con la bellissima Cattedrale dedicata al Santo protettore dei cuochi. La leggenda narra che quando venne messo sulla graticola a bruciare, a un certo punto, gridò: “Da questa parte sono arrostito, giratemi!”. La via conduce poi in Piazza San Giorgio e al Porto Antico, dove è bellissimo girovagare senza meta ammirando le installazioni di Renzo Piano, i gabbiani, le imbarcazioni ormeggiate al molo e il dedalo di gru che spostano i container su e giù dalle navi cargo.

Più a nord, sempre in zona centro storico, via Garibaldi custodisce dei palazzi rinascimentali meravigliosi, tutti patrimonio dell’UNESCO, mentre la parallela via della Maddalena brulica di prostitute fin dalle prime ore del mattino. Alla fine di via Garibaldi, da Piazza del Portello, è possibile raggiungere (o con l’ascensore o con la bella scalinata adiacente) Spianata di Castelletto, da cui ammirare la città dall’alto.

Avendo camminato quasi ininterrottamente per un giorno interno (il nostro Mi Band ha registrato oltre 30.000 passi in circa 12 ore), sono poche le vie del centro che non abbiamo percorso e tutte, per un motivo o per l’altro, meritano una visita. Mi è dispiaciuto trovare chiusa l’Antica Drogheria Torielli, in Via San Bernardo 32, ma fortunatamente sono riuscita a fare scorta di spezie tra i banchi del mercato Orientale.

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Sempre in via San Bernardo, al numero 91 r, potete gustare un ottimo gelato da U Gelatu du Caruggiu. Io ho preso un cono con cioccolato fondente all’acqua (spaziale) e crema di arachidi salate: non ve lo sto nemmeno a dire!

Vico della Lepre, una viuzza stretta e piuttosto fatiscente, ci ha riservato una delle migliori sorprese della giornata di domenica: la cena presso la trattoria Da Franca. Questo posto mi era stato consigliato per mangiare dell’ottimo pesce, ma già dalla telefonata per la prenotazione abbiamo capito che si trattava di tutt’altro. In questa trattoria (che ha abbandonato la cucina di pesce da qualche anno), Samanta e il suo compagno gestiscono pranzi e cene in un modo a mio avviso geniale: i clienti (poco più di una ventina e tutti dotati di prenotazione) si presentano ad un orario preciso (nel nostro caso alle 20:15), prendono posto e ordinano da bere. Quando tutti sono presenti (circa per le 20:30) si aprono le danze e ciascuno può servirsi autonomamente dal meraviglioso buffet allestito dai proprietari, dove è possibile assaggiare torte di riso, verdure cotte e crude, formaggi, salumi, focaccia.. A questi antipasti goderecci (che già sarebbero sufficienti a sfamare chiunque), seguono 3/4 portate di primi piatti, a cui ciascuno può attingere secondo i propri gusti e il proprio appetito. Dulcis in fundo, un buffet di dolci, frutta fresca, caffè e tisane. La cosa che mi è piaciuta un sacco di questo posto (oltre al cibo che era assolutamente divino!) è l’approccio di questa coppia di ristoratori il cui motto, in sintesi, è: “cuciniamo quello che ci piace!”. Non si definiscono cucina tipica ligure, essendo peraltro di origini piemontesi, e si cimentano nei piatti e nei dolci della tradizione italiana a 360 gradi. Il risultato è che in una sola sera abbiamo potuto mangiare dalla torta di riso genovese ai tagliolini con porcini e nocciole, e dalla pasta alla norma alla torta sbrisolona mantovana. Il tutto in un’atmosfera familiare e casalinga, condita da simpatia ed accoglienza squisite! A fine serata siamo letteralmente rotolati verso casa, ma questo è un dettaglio decisamente trascurabile! 😀

La mattina dell’ultimo giorno, dopo la colazione da Panarello, il giro al mercato e un’ultima puntatina fino a Piazza Matteotti, abbiamo passeggiato lungo tutto Corso Italia, uno splendido lungo mare che porta fino a Boccadasse (dove però non abbiamo incontrato Lidia, l’eterna fidanzata del mitico Commissario Montalbano!). Sugli scogli di questo lungo mare, abbiamo gustato l’ultimo pezzo di focaccia, ci siamo quasi addormentati sotto il sole tiepido e ci siamo perdutamente innamorati di questo mare e di questi colori.

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Arrivederci Genova, arrivederci Liguria!

 

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